Gli infoltimenti non chirurgici comprendono tutte le metodiche che permettono di re-infoltire un cuoio capelluto calvo o diradato in modo non invasivo. Ne fanno parte sia le parrucche, i toupet o parrucchini, sia le protesi tricologiche (dette anche sistemi di capelli a contatto della cute o sistemi di capelli integrati) e i sistemi ortodermici.
E’ opportuno sottolineare che in qualsiasi tipologia di infoltimento non chirurgico i capelli non crescono perché recisi, e quindi devitalizzati, se di origine umana, o perché inorganici, qualora siano sintetici.

Ciascuna di queste metodiche è indicata:

  1. a coloro che, per ragioni di salute, non possono ricorrere alla chirurgia tricologica;
  2. a chi desidera un risultato rapido, ad esempio per ottenere una notevole lunghezza dei capelli senza attendere i tempi fisiologicamente maggiori di ricrescita dei capelli trapiantati: l’infoltimento non chirurgico viene realizzato subito della lunghezza desiderata;
  3. a persone con calvizie molto avanzata, di ampie dimensioni e con regioni parieto-occipitali molto rade;
  4. in particolari forme di alopecia areata, totale o universale;
  5. a persone che presentano alopecie o esigenze estetiche temporanee (ad es. pazienti in chemioterapia).

Le parrucche sono sistemi che si sostituiscono alla capigliatura e che, conseguentemente, vanno a coprire anche gli eventuali capelli esistenti.

Differentemente, le protesi tricologiche integrano la capigliatura ancora presente e per tale ragione devono essere prodotte con capelli identici (di colore, calibro e ondulazione) a quelli con cui devono integrarsi.

Le comuni parrucche inoltre, sono prodotti cosiddetti “standard” che possono essere adattate in funzione della calvizie da coprire, al contrario delle protesi tricologiche che quasi sempre sono prodotte “su misura”, rispettando strettamente i parametri dimensionali della calvizie e consentendo un’ “integrazione” pressoché perfetta durante l’uso.

Un’ulteriore differenza consiste nella possibilità, nel caso della protesi tricologica, di essere tagliata ed acconciata appositamente per “fondersi” in modo perfetto ai capelli esistenti, nonché per adattarsi ai canoni estetici desiderati; tale possibilità non sussiste per la parrucca che, al contrario, presenta già una acconciatura solitamente non modificabile.

Nella parrucca inoltre, i sistemi di ancoraggio risultano spesso molto precari (di solito possono essere utilizzate fettucce elastiche, graffette, ganci di vario tipo), mentre quelli delle protesi tricologiche sono in genere più sicuri (comprendendo biadesivi, resine o microgocce, clips per ancorarli senza prodotti collanti).

Dal punto di vista tecnico-strutturale, le parrucche solitamente sono costituite da tessiture nelle quali vengono annodati i capelli; vengono quindi rifinite con bordature in tessuto di seta, cotone o materiale sintetico.

Le protesi tricologiche comprendono in genere una membrana sulla quale vengono inseriti i capelli; la protesi viene quindi rifinita con materiali idonei tali da consentirne la semplice manutenzione e la lunga durata nel tempo.

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